La Commissione europea ha sospeso il rimborso di una parte dei sussidi destinati alle aziende del gruppo Agrofert, ha confermato martedì (8 settembre) la sua portavoce Louise Bogey. Secondo la Commissione, dopo un’attenta valutazione, il primo ministro ceco Andrej Babiš si trova in una situazione di potenziale conflitto di interessi e il trust istituito per gestire il suo patrimonio non risolve adeguatamente la situazione.
“Posso confermare che la Commissione, dopo un’attenta valutazione, è giunta alla conclusione che il primo ministro ceco si trova in una situazione di potenziale conflitto di interessi per quanto riguarda la gestione dei fondi della politica di coesione e dei fondi agricoli”, ha dichiarato Louise Bogey rispondendo alle domande di giornaliste ceche a Bruxelles.
Secondo la portavoce, la Commissione ha inviato una lettera alle autorità ceche chiedendo ulteriori informazioni e chiarimenti. A febbraio Babiš ha trasferito le azioni di Agrofert nel trust RSVP Trust. Tuttavia, sulla base della propria valutazione giuridica, l’esecutivo dell’Unione non considera questa soluzione “sufficiente”.
La portavoce del Fondo statale ceco per l’intervento agricolo (SZIF), Eva Češpivová, aveva dichiarato lunedì (7 settembre) che la sospensione riguarda 3,18 milioni di euro provenienti dal Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR).
Secondo la portavoce della Commissione, sono coinvolti anche fondi di coesione, ma non ha confermato l’importo esatto. “Finché le autorità ceche non adotteranno misure adeguate per risolvere questa situazione, la Commissione ha chiesto alle autorità nazionali di non dichiarare alcuna spesa relativa a operazioni effettuate a partire dal 9 dicembre 2025, qualora riguardino soggetti controllati dal signor Babiš o a lui collegati, sia all’interno del trust sia al di fuori di esso”, ha precisato Bogey.
Il 9 dicembre è la data in cui Andrej Babiš è tornato a ricoprire la carica di primo ministro ceco. Le autorità ceche potranno chiedere il rimborso soltanto per i progetti non interessati dal conflitto di interessi, ha aggiunto la portavoce. Si tratta nello specifico dei pagamenti diretti nell’ambito della politica agricola comune dell’Unione, per i quali, secondo Bogey, il rischio che siano influenzati dal conflitto di interessi è basso.
La Commissione ha quindi confermato che la sospensione non riguarda soltanto i pagamenti provenienti dal Fondo europeo agricolo di garanzia (FEAGA).
Babiš: il parere dell’Unione non mi interessa
La vicepresidente di ANO e ministra delle Finanze Alena Schillerová ha dichiarato ai giornalisti alla Camera dei deputati che, secondo la lettera ricevuta, la Commissione europea ha sospeso per sei mesi il pagamento dei sussidi, poiché le verifiche sono ancora in corso.
“Andrej Babiš, in quanto nostro primo ministro, ha ribadito più volte di aver fatto tutto ciò che gli impone la legislazione vigente, sia ceca sia europea. Sono quindi convinta che non possa finire diversamente dal riconoscimento del fatto che abbia rispettato i requisiti di legge”, ha affermato.
In una dichiarazione all’agenzia ČTK, Andrej Babiš ha scritto che il parere della Commissione sul suo possibile conflitto di interessi non lo interessa e che non se ne sta occupando.
“Non possiedo Agrofert, non lo possiederò mai più e non ne ricavo alcun beneficio. Non so cos’altro dovrei fare. Nella Commissione europea è sufficiente che un commissario dichiari un conflitto di interessi e la questione è risolta. Nel mio caso, a quanto pare, non sarebbe sufficiente nemmeno se mi sparassi”, ha dichiarato Babiš.
La ministra dello Sviluppo regionale Zuzana Mrázová, che come Babiš fa parte dell’Azione dei Cittadini Insoddisfatti (ANO | PfE) e che guida l’organo centrale responsabile della politica di coesione nella Repubblica Ceca, ha dichiarato che il ministero non ha ancora ricevuto la lettera della Commissione europea. Non può quindi esprimersi sulla questione.
Il portavoce del gruppo Agrofert, Pavel Heřmanský, ha dichiarato alla ČTK di essere venuto a conoscenza della sospensione del rimborso di una parte dei sussidi soltanto attraverso i media. “Continuiamo a essere convinti di aver agito nel rispetto delle leggi e delle regole sui sussidi. E continueremo ad agire in questo modo”, ha affermato.
Secondo l’opposizione, Babiš ha ingannato il presidente e i cittadini
Anche il Castello di Praga, sede della presidenza ceca, ha commentato la vicenda. “È necessario trovare una soluzione che garantisca che né la Repubblica Ceca né i suoi cittadini siano penalizzati da questa controversia”, ha dichiarato l’ufficio del presidente Petr Pavel.
I partiti di opposizione cechi hanno già annunciato l’intenzione di chiedere un voto di sfiducia nei confronti del governo di Andrej Babiš. La proposta è stata avanzata dall’Unione Cristiana e Democratica (KDU-ČSL | PPE) di centrodestra e successivamente sostenuta anche da altri partiti.
L’ex leader del Partito Pirata, all’opposizione, Ivan Bartoš, ha ricordato che i Pirati si erano rivolti ripetutamente alla Commissione in merito al conflitto di interessi del premier. Secondo Bartoš, la situazione è esattamente la stessa che si era verificata durante i precedenti governi Babiš, quando era emerso che egli rimaneva il reale proprietario di Agrofert. “Se il primo ministro viola in modo flagrante le leggi ceche, e persino le decisioni dei tribunali, è qualcosa di scandaloso”, ha dichiarato.
A dicembre Babiš aveva dichiarato di aver deciso di rinunciare ad Agrofert, di non voler più avere nulla a che fare con l’azienda e di non voler tornarvi nemmeno dopo aver lasciato la politica. Il presidente Petr Pavel aveva chiesto a Babiš di rendere pubblico il modo in cui intendeva risolvere il conflitto di interessi ancora prima della sua nomina a primo ministro.
Bartoš ha dichiarato oggi che, con questa scelta, Babiš ha in parte ingannato il presidente e l’intera nazione. “Questa soluzione è insufficiente. Andrej Babiš è il beneficiario di tutti i profitti che Agrofert ricava da sussidi o appalti pubblici”, ha affermato.
Il vicepresidente del movimento di opposizione Sindaci e Insipendenti (STAN | PPE), Lukáš Vlček, ha dichiarato in una conferenza stampa alla Camera dei deputati che la Repubblica Ceca deve interrompere immediatamente l’erogazione dei sussidi ad Agrofert.
“Non soltanto perché avevamo avvertito che esiste un flagrante conflitto di interessi che riguarda il signor primo ministro, ma anche perché, nell’attuale discussione sul bilancio statale, si tratta di un ulteriore fattore che ha un impatto molto negativo sui conti pubblici”, ha dichiarato. Ha quindi chiesto al governo di interrompere l’erogazione dei sussidi cechi.
Secondo l’ex presidente del Partito Democratico Civico (ODS | ECR) ed ex primo ministro Petr Fiala, Babiš non ha risolto il conflitto di interessi e ha ingannato il presidente, il Parlamento e i propri elettori. “Il primo ministro deve essere in grado di difendere l’interesse pubblico senza alcun dubbio. Se non soddisfa questo requisito fondamentale, dovrebbe dimettersi”, ha dichiarato Fiala su X.
Il presidente dell’ODS Martin Kupka ha affermato che il partito segnala da tempo il problema del conflitto di interessi. Secondo Kupka, la questione non riguarda soltanto Agrofert, ma anche il gruppo d’investimento Hartenberg Holding e le cliniche di proprietà di Babiš, che dipendono direttamente dal denaro pubblico, sulle cui modalità di rimborso decide il ministro della Salute, subordinato a Babiš.
Il presidente di Tradizione Responsabilità Prosperità (TOP 09 | PPE), Matěj Ondřej Havel, ritiene che Babiš “dovrebbe farsi da parte” oppure risolvere il conflitto di interessi. “I vostri problemi continuano a gravare sui cittadini del nostro Paese, occupano spazio sui media e di conseguenza non rimane sufficiente attenzione per questioni fondamentali: l’innovazione nell’istruzione, la diplomazia economica o l’attuazione del programma di governo”, ha dichiarato.
Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su euBrief disponibile qui.

